Epicondilite: cos'è, sintomi, cause, trattamento e 4 esercizi utili
Il dolore nella parte esterna del gomito è un problema piuttosto comune. Può comparire quando stringiamo un oggetto, solleviamo una busta, utilizziamo a lungo mouse e tastiera, pratichiamo sport oppure svolgiamo attività manuali ripetitive.
Una delle possibili cause è quella che comunemente chiamiamo epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista.
Il nome, però, può trarre in inganno per due motivi: non è necessario giocare a tennis per svilupparla e, soprattutto nelle forme persistenti, non è corretto considerarla semplicemente come un'“infiammazione del gomito”.
Oggi viene infatti utilizzato sempre più frequentemente il termine tendinopatia laterale del gomito (Lateral Elbow Tendinopathy). La stessa letteratura scientifica utilizza diverse denominazioni, tra cui lateral epicondylitis, tennis elbow, lateral epicondylalgia e lateral elbow tendinopathy. PubMed
Vediamo quindi che cosa succede realmente e, soprattutto, come può essere affrontato il problema.
Cos'è l'epicondilite?
L'epicondilo laterale è una prominenza ossea situata nella parte esterna dell'omero, vicino all'articolazione del gomito.
In questa zona hanno origine alcuni dei muscoli che estendono il polso e le dita.
Una delle strutture maggiormente associate alla tendinopatia laterale del gomito è il muscolo estensore radiale breve del carpo, conosciuto anche con l'acronimo inglese ECRB – Extensor Carpi Radialis Brevis.
Quando utilizziamo continuamente mano, polso e avambraccio, queste strutture devono essere in grado di sopportare e adattarsi alle sollecitazioni.
Se il carico richiesto supera ripetutamente la capacità del sistema di tollerarlo, possono comparire dolore e alterazioni della funzione tendinea.
Epicondilite significa quindi tendine infiammato?
Non necessariamente.
Il suffisso "-ite" fa pensare a un processo esclusivamente infiammatorio. Nelle forme persistenti, però, il quadro è più complesso e coinvolge alterazioni della struttura e della capacità del tendine di rispondere al carico.
Per questo preferisco spiegare ai miei pazienti un concetto molto semplice:
l'obiettivo non è soltanto "spegnere l'infiammazione", ma recuperare progressivamente la capacità del tendine di tollerare il carico.
Quali sono i sintomi?
Il sintomo più caratteristico è il dolore nella parte esterna del gomito, in corrispondenza dell'epicondilo laterale.
Il fastidio può estendersi lungo la parte esterna dell'avambraccio e può comparire durante attività apparentemente banali, come:
stringere la mano o afferrare un oggetto;
sollevare una borsa o una bottiglia;
utilizzare utensili;
lavorare al computer;
estendere il polso contro resistenza;
praticare tennis, padel o altri sport;
eseguire determinati esercizi in palestra.
In alcuni pazienti può comparire anche una riduzione della forza di presa.
Ed è proprio questo un aspetto interessante: spesso il paziente pensa di avere un problema esclusivamente al gomito, mentre molte delle attività che scatenano il dolore coinvolgono intensamente mano, polso e avambraccio.
Perché viene l'epicondilite?
Non esiste necessariamente una singola causa.
Un concetto molto utile è il rapporto tra:
CARICO ↔ CAPACITÀ DEL TENDINE
Immaginiamo una persona abituata a sopportare un determinato livello di attività. Se improvvisamente aumentiamo frequenza, intensità o volume del lavoro, il sistema potrebbe non essere ancora pronto a gestire quel nuovo carico.
Può succedere, per esempio, dopo aver aumentato improvvisamente gli allenamenti, iniziato a giocare frequentemente a padel o tennis, cambiato mansione lavorativa o svolto per diversi giorni un'attività manuale insolita.
Questo non significa, però, che un determinato movimento sia automaticamente "sbagliato" o che esista sempre un'unica causa.
La tendinopatia laterale del gomito deve essere valutata considerando carichi, attività quotidiane, lavoro, sport, sintomi e caratteristiche individuali.
Come viene diagnosticata?
La diagnosi è prevalentemente clinica.
La valutazione parte innanzitutto dall'anamnesi.
Durante la visita è importante capire:
quando è iniziato il dolore? Quali movimenti lo provocano? È cambiata recentemente l'attività lavorativa o sportiva? Quanto limita la persona nelle attività quotidiane? Il dolore è localizzato oppure si irradia?
Successivamente possiamo eseguire la palpazione della regione dell'epicondilo laterale e alcuni test clinici.
Test di Cozen
Il paziente esegue un'estensione del polso contro resistenza e si valuta l'eventuale riproduzione del dolore laterale.
Test di Maudsley
Si utilizza l'estensione resistita del dito medio come manovra provocativa.
Test di Mill
Attraverso una specifica posizione dell'arto superiore vengono messe in tensione le strutture interessate per verificare la risposta dolorosa.
Questi test devono essere interpretati all'interno dell'intera valutazione e non come prove che, prese singolarmente, permettono sempre di formulare una diagnosi certa.
Una revisione sistematica sull'accuratezza diagnostica ha rilevato per il Cozen test una sensibilità del 91%, ma ha contemporaneamente sottolineato che i test clinici sono ancora poco studiati e che esiste eterogeneità nella letteratura. PubMed
Pain-Free Grip Strength
Un'altra valutazione interessante riguarda la forza di presa senza dolore.
In pratica possiamo verificare quanta forza il paziente riesca a sviluppare con la mano prima che compaia il sintomo.
Oltre ad aiutarci nella valutazione, questo parametro può essere utile per monitorare l'evoluzione del paziente durante il percorso riabilitativo. PubMed
Serve fare ecografia o risonanza magnetica?
Non necessariamente.
In una presentazione clinica tipica può non essere necessario ricorrere immediatamente alla diagnostica per immagini.
Ecografia e risonanza magnetica possono invece diventare utili quando il quadro è atipico, persistente oppure quando è necessario approfondire una possibile diagnosi differenziale.
La letteratura mostra, inoltre, che l'accuratezza diagnostica di ecografia e RM varia in funzione delle alterazioni ricercate. PubMed
Questo ci porta a un altro concetto fondamentale:
Non tutto il dolore nella parte esterna del gomito è epicondilite.
Esistono altre condizioni che possono produrre sintomi nella stessa regione e che devono essere prese in considerazione durante una valutazione professionale.
Farmaci: possono essere utili?
Farmaci analgesici e antinfiammatori possono essere prescritti dal medico in determinati pazienti per controllare temporaneamente la sintomatologia.
È però importante distinguere due concetti:
ridurre il dolore non equivale necessariamente a recuperare la capacità del tendine di sopportare il carico.
Il controllo dei sintomi può essere una componente del trattamento, mentre il recupero funzionale richiede un percorso più ampio.
Infiltrazioni di cortisone: funzionano?
Questa è una delle domande che ricevo più frequentemente.
Le infiltrazioni di corticosteroidi possono produrre un miglioramento dei sintomi nel breve periodo.
Il problema emerge quando osserviamo i risultati più avanti nel tempo.
Una revisione sistematica che ha confrontato corticosteroidi e interventi fisioterapici ha rilevato un vantaggio a breve termine delle infiltrazioni, mentre gli interventi fisioterapici hanno mostrato risultati favorevoli nel medio-lungo periodo, con minore necessità di ulteriori trattamenti e minori recidive negli studi analizzati. Gli stessi autori sottolineano comunque la necessità di studi randomizzati di maggiore qualità. PubMed
Per questo eviterei due estremi: dire che il cortisone rappresenti sempre la soluzione oppure affermare che sia sempre sbagliato.
La decisione deve essere medica e basata sul singolo paziente.
Il ruolo della fisioterapia nell'epicondilite
Qui arriviamo a uno degli aspetti più importanti.
La riabilitazione non dovrebbe avere come unico obiettivo quello di eliminare temporaneamente il dolore.
Dobbiamo cercare di recuperare progressivamente la funzione e la capacità dell'arto superiore di sopportare le attività che la persona vuole tornare a svolgere.
Gestione del carico
Nelle fasi più dolorose può essere utile modificare temporaneamente alcune attività che provocano una forte riacutizzazione dei sintomi.
Questo, però, non significa necessariamente immobilizzare il braccio o smettere di utilizzarlo.
Il concetto è trovare un livello di carico tollerabile e costruire da lì una progressione.
Esercizio terapeutico
Il lavoro può comprendere progressivamente:
isometria → esercizio dinamico → resistenza progressiva → attività funzionali e sportive.
Non dobbiamo inoltre pensare esclusivamente al tendine.
A seconda del paziente possono essere allenati anche:
forza di presa;
pronazione e supinazione dell'avambraccio;
muscolatura del gomito;
spalla;
controllo dell'intero arto superiore;
gesto lavorativo o sportivo specifico.
L'obiettivo finale non è soltanto riuscire a eseguire bene un esercizio nello studio del fisioterapista, ma tornare alle attività quotidiane, lavorative o sportive con una capacità di carico adeguata.
Terapia manuale e terapie strumentali
Terapia manuale, mobilizzazioni e altre modalità possono essere utilizzate all'interno di un programma riabilitativo, a seconda delle caratteristiche del paziente.
Ma c'è un principio che considero particolarmente importante:
Le terapie passive possono rappresentare un supporto; il recupero della capacità di carico richiede anche un processo attivo.
Per questo il trattamento non dovrebbe limitarsi esclusivamente alla macchina o alla terapia effettuata sul lettino.
Onde d'urto ed epicondilite
Le onde d'urto extracorporee sono una delle terapie utilizzate soprattutto nelle forme croniche.
Una meta-analisi del 2024 che ha confrontato onde d'urto e infiltrazioni locali di corticosteroidi ha riscontrato risultati migliori con il corticosteroide a un mese, mentre a tre e sei mesi alcuni outcome relativi a dolore, forza e funzione risultavano migliori nel gruppo trattato con onde d'urto. PubMed
Questo, però, non significa che tutti i pazienti con epicondilite debbano fare onde d'urto.
L'indicazione va inserita all'interno del quadro clinico complessivo e del programma riabilitativo.
E il PRP?
Il PRP – Platelet-Rich Plasma, o plasma ricco di piastrine, viene proposto anche nel trattamento di alcune tendinopatie.
Non lo considererei però automaticamente la "cura definitiva" dell'epicondilite.
Esistono studi e confronti tra differenti procedure, ma indicazione, benefici attesi e alternative devono essere discussi con lo specialista sulla base del singolo caso.
Anche in questo caso, una procedura infiltrativa non sostituisce automaticamente la necessità di recuperare progressivamente la funzione dell'arto.
Quando serve la chirurgia?
La chirurgia non rappresenta normalmente il primo trattamento della tendinopatia laterale del gomito.
Può essere presa in considerazione nei casi persistenti e fortemente limitanti che non abbiano risposto a un adeguato percorso conservativo.
Le procedure possono comprendere differenti tecniche sull'origine dei tendini estensori e sull'eventuale tessuto patologico.
Prima di arrivare alla chirurgia è quindi importante verificare che il paziente abbia realmente seguito un percorso conservativo adeguato, progressivo e sufficientemente lungo.
4 esercizi per l'epicondilite
Gli esercizi devono essere scelti e adattati sulla base della condizione della persona. Quelli che seguono rappresentano quindi esempi di una possibile progressione, non una prescrizione universale. Gli esercizi li trovate alla fine del video.
Hai dolore al gomito?
Se il dolore persiste, limita il lavoro, lo sport o anche semplici attività quotidiane, è importante effettuare prima una valutazione per capire da dove proviene realmente il sintomo.
Presso Physio Trainer Studio a Roma – Monteverde è possibile effettuare una valutazione fisioterapica e impostare, quando indicato, un percorso individualizzato basato su esercizio terapeutico, recupero progressivo della funzione e terapie complementari.
Puoi inoltre seguire il canale Telegram Physio Trainer per nuovi contenuti dedicati a fisioterapia, prevenzione ed esercizio terapeutico.
Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una diagnosi medica o una valutazione fisioterapica. In presenza di dolore persistente, perdita significativa di forza, disturbi neurologici, trauma o altri sintomi importanti è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario.
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